CONSUMI AMERICANI:Effetto Washington sui consumi?

Novembre 2, 2013

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ospitiamo un post di LINA CAGOSSI corrispondente da wall street

New York - Le vendite al dettaglio sono scese in settembre per effetto dei timori per la chiusura del Governo. Fattore che ha portato la  fiducia dei consumatori americani fino ai minimi di sei mesi. A un mese dall’inizio ufficiale della stagione degli acquisti natalizi non si tratta di buone notizie. Negli ultimi decenni gli acquisti effettuati nel periodo pre-natalizio hanno supportato i bilanci delle maggiori aziende della grande distribuzione e dei piccoli negozi. Da qui la definizione del Black Friday, il giorno dopo Thanksgiving, che deriva dal fatto che una volta i ricavi registrati in quella singola giornata portavano in nero, ovvero in utile, i bilanci dei negozi. Adesso le vendite nel periodo natalizio contano fino al 40% dell’intero bilancio annuale delle catene di negozi e sono quindi ancora molto importanti per il settore.

Per adesso le aspettative per il Natale 2013 sono poco chiare e variano da settore a settore. Alcune previsioni sono per una stagione natalizia positiva come quelle elaborate da diverse aziende, che si aspettano un recupero della domanda nei mesi di novembre e dicembre, passata la bufera a Washington, almeno per ora. UPS, la numero uno al mondo nel settore spedizioni, prevede un aumento dei volumi giornalieri dell’8% nel picco delle consegne tra Thanksgiving e Natale, grazie soprattutto allo shopping on line. Il direttore finanziario di UPS, Kurt Kuehn, quando l’azienda ha pubblicato i conti, ha sottolineato in un comunicato che nel quarto trimestre, nonostante alcune grandi aziende della grande distribuzione abbiano espresso cautela, le stime del gruppo sono ancora per vendite robuste e soprattutto on line.

La NRF (National Retail Federation), solitamente l’agenzia del settore grande distribuzione più ottimista, ha ridimensionato del 2% le proprie previsioni e si aspetta spese totali nel ciclo delle feste in aumento del 3,9% (dal 6,9% calcolato in precedenza) a $602 miliardi. Secondo la NRF gli americani spenderanno in media $737,95 a testa in regali, decorazioni e biglietti di Natale. Si tratta del 2% in meno rispetto ai $752,24 spesi nel 2012. Il Presidente della NRF, Matthew Shay, prevede che gli americani metteranno da parte per questo Natale una cifra più modesta perché ancora preoccupati per la direzione dell’economia, ancora poco chiara. Dei 6.415 consumatori interpellati all’inizio di ottobre, il 79,5% pianifica di ridurre considerevolmente il budget di Natale.

Quello che è certo è che la stagione di acquisti natalizi inizierà quest’anno prima di sempre. La storica catena di grandi magazzini Macy’s, per la prima volta in 155 anni, ha deciso di aprire i propri negozi nel giorno di Thanksgiving, seguita a ruota da altri grandi gruppi come Target, JC Penney e Kohl’s. “Non hanno mai aperto le porte cosi’ presto” sottolinea Kenny Polcari, Direttore delle operazioni a New York per O’Neil Securities, “credo che la scelta delle catene di grandi magazzini segnali la paura per quello che sarà l’andamento delle vendite nel mese di dicembre. E se entro il prossimo mese le stesse catene noteranno vendite deboli, potrebbero decidere di aprire i battenti anche la notte prima di Thanksgiving”. Quest’anno ci sono in calendario sei giorni di meno per lo shopping tra Thanksgiving e Natale e le aziende hanno bisogno di compensare per via del possibile effetto di questo svantaggio sui conti di fine anno – e quindi sui propri titoli in Borsa.

Tanti gli americani tradizionalisti che si sono pubblicamente opposti alla decisione di aprire i negozi la sera di Thanksgiving, ma grandi aziende come Macy’s o Target non avrebbero preso questa decisione senza  sapere di poter attirare i consumatori con le offerte promozionali. Secondo la società di consulenza Accenture i consumatori americani pianificano di fare acquisti il giorno di Thanksgiving o durante il Black Friday. Tra questi il 38% stima di visitare quattro o più negozi ed oltre un terzo andrà a fare acquisti prima di mezzanotte nel giorno del Ringraziamento.

La presenza online è diventata fondamentale per le grandi catene di negozi che hanno investito pesantemente sulla propria attivita’ Internet visto che lo shopping on line sta diventando talmente comune da superare quello tradizionale. Ancora secondo Accenture il 65%, quindi piu’ di metà dei consumatori americani pianifica di fare acquisti via Internet. In media il consumatore effettua online il 40% del totale dei propri acquisti natalizi. La società di ricerche ShopperTrak stima un aumento delle vendite al dettaglio del 2,4% nei mesi di novembre e dicembre, il più contenuto dal 2009, e calcola anche un calo delle visite nei negozi dell’1,4%. Un’ ulteriore conferma della preferenza degli acquisti telematici. Grandi aziende del settore web come Amazon.com o eBay hanno fornito indicazioni contrastanti sulla stagione natalizia. Pessimista eBay perché si aspetta consumatori ancora molto cauti fino a fine anno dopo la battaglia a Washington. Moderatamente ottimista invece Amazon.com che si aspetta vendite totali nel periodo natalizio fino a $26,5 miliardi.

Per attirare i consumatori molto cauti i negozi on line, come le catene della grande distribuzione, sono costretti a ridurre i prezzi e, dicono gli analisti, anche quest’anno vedremo dei margini ristretti sui bilanci di fine anno. Ma almeno sulla carta i consumatori americani saranno sembrati ancora attivi. Importante per una economia che si basa molto sui consumi – che contano per il 70% del totale del Pil. E’ un periodo difficile per gli americani, reduci da anni di economia stagnante dopo la ripresa dalla crisi finanziaria.Americani ancora molto preoccupati per la stabilità politica, per il futuro del Paese, per la direzione economica e soprattutto per la propria occupazione. L’effetto Obamacare sull’occupazione è ancora un tema al centro del dibattito tra economisti ed analisti. Dai risultati preliminari di uno studio condotto da Mercer emerge che le grandi aziende prevedono un aumento dei costi legati alla copertura sanitaria dei dipendenti, per effetto di Obamacare, del 2% nel 2014. E soprattutto per i dipendenti che lavorano oltre 30 ore settimanali, quindi non part-time.  Secondo i dati raccolti da NABE (National Association for Business Economics), tante aziende hanno bloccato nuove assunzioni a causa dei costi legati a Obamacare e il 15% delle società del settore dei servizi pianifica la creazione di posti di lavoro part-time per evitare gli stessi costi. Per adesso non ci sono ancora dati convincenti che mostrano che le aziende stanno gia’ riducendo le posizioni full-time a favore di posizioni part-time per risparmiare, ma sono tanti gli analisti a prevedere questa tendenza. E i dati sul mercato del lavoro evidenziano ancora una grande percentuale di nuovi posti di lavoro part-time.

 

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