RUMORS DEL 21 GIUGNO

Giugno 21, 2017

CARIGERUMORS DEL 21 GIUGNO

BANCA CARIGE

I vertici del gruppo starebbero analizzando una richiesta di proroga alla Bce per presentare il piano di rilancio (su governance, ricapitalizzazione e crediti deteriorati), anche se sembra ormai inevitabile che la manovra finanziaria lieviti ad almeno 600 milioni di euro.Come noto, la Bce ha posto come termine il 23 giugno per presentare un piano, ma i tempi - complice anche l'avvicendamento al vertice - appaiono ormai molto stretti, forse troppo per presentare all'istituto centrale un documento dettagliato. Di qui l'idea di chiedere a Francoforte una mini-proroga, sempre che invece domani il consiglio non riesca a trovare la quadra e approvare la manovra in tempo record. E proprio a proposito della manovra l'ammontare complessivo dovrebbe aumentare dagli iniziali 450 milioni ad almeno 600 milioni, cifra che tuttavia comprenderebbe anche una possibile azione sui bond subordinati, tra i quali quello di Generali, anche se la conversione rischierebbe di influire sull'attuale assetto azionario, che vede la famiglia Malacalza primo socio con il 17,6%.

Vendita Alitalia, una dozzina di offerte passano alla seconda fase

Saranno circa una dozzina le offerte che passeranno alla seconda fase del processo di vendita di Alitalia, cioè alla data room per visionare i conti della compagnia. Nella short list figurano i big dei cieli, quali Delta, Lufthansa, Etihad, British, Ryanar e EasyJet. La seconda fase sarà aperta fino a metà luglio.

Aumentata del 300% l'Iva evasa nel nostro Paese

Crescita esponenziale dell'Iva evasa nel nostro Paese e scoperta dalla Guardia di finanza. Secondo i dati resi noti in occasione del 234esimo anniversario della fondazione delle Fiamme Gialle, l'Iva evasa è passata dai 900 milioni di euro dei primi cinque mesi del 2016 ai 3,5 miliardi del 2017, ovvero un aumento del 300%.

ATLANTIA

Nel caso in cui l'acquisizione di Abertis andasse a buon fine, Atlantia sarebbe intenzionata a vedere tutti gli asset attivi nel settore delle telecomunicazioni. Lo riportano fonti di stampa indicando proprio la cessione dell'operatore delle torri Cellnex tra le operazioni piu' fattibili nel medio periodo.
I potenziali interessati sarebbero i gia' citati American Towers e il colosso spagnolo Telefonica. Sempre secondo la carta stampata la cessione della partecipazioni pari al 34% detenuta da Abertis in Cellnex potrebbe generare per Atlantia un intrito di oltre 1,5 miliardi.
Con tale decisione la holding della famiglia Benetton potrebbe ottenere l'appoggio politico del governo spagnolo, un elemento importante in questo frangente dell'operazione. Come ribadito anche dall'Ad di Edizione Marco Patuano 'Una quota in ogni caso andra' ceduta per evitare l'Opa a cascata, stiamo parlando di un 4-5%'.
Per quanto riguarda Hispasat, si ricorda che nel documento di offerta Atlantia ha sottolineato di voler rispettare gli 'interessi strategici spagnoli' riguardo alla controllata di Abertis, attiva nei satelliti e definita dal governo spagnolo un asset strategico. La fonte di stampa riporta che Hispasat vale circa 1 miliardo, in relazione all'ultima quota comprata da Abertis lo scorso 19 maggio pari al 33% per 302 milioni da Eutelsat, arrivando a controllare il 90% dell'operatore satellitare.

INTESA

potrebbe annunciare  nei prossimi giorni, la disponibilità ad accollarsi una parte dei costi del salvataggio di Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. I quotidiani di oggi segnalano che l'offerta dovrebbe riguardare solo la parta sana dei due istituti di credito sull'orlo del fallimento, non dovrebbe comprendere i crediti in sofferenza e dovrebbe essere subordinata ad un'altra serie di condizioni. Lo Stato dovrebbe pagare il conto dei 4.000 esuberi previsti, più gli eventuali rimborsi ottenuti dai risparmiatori truffati.
Sulla base di quanto viene riportato dalla stampa, sembra poco probabile che Intesa Sanpaolo si prenda tutte intere le due banche problematiche. Se così fosse, si genererebbe un peggioramento del Common Equity Tier 1. Secondo noi di almeno 60 punti base e scenderebbe quindi a circa il 12%.
L'operazione metterebbe in pericolo gli impegni del gruppo in termini di dividendo, più volte confermati dal management davanti al mercato.

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